È sciopero generale. Rimangono chiuse anche la banche nonostante gli inviti del regime. Tra queste chiusa anche KBZ storicamente vicina al regime militare. Segno che il governo militare non ha il controllo del Paese.

Diversi gli incidenti anche oggi. Tre i morti, due a Myitkyina (Kachin State) ed uno a Pyapon.

Tante le immagini di violenza oggi. Vengono segnalati spari anche a Bagan, patrimonio dell’UNESCO. L’attenzione nel pomeriggio si sposta a Sanchaung, zona di Yangon generalmente molto vivace e multietnica. Qui alcune centinaia di manifestanti vengono intrappolate dall’esercito che blocca tutte le vie d’entrata e d’uscita. L’esercito utilizza granate stordenti, fucili e fionde per terrorizzare l’intera municipalità.

Nella tarda serata migliaia di cittadini di altri quartieri si mobilitano nonostante il coprifuoco cercando di raggiungere Sanchaung. Questo senso di comunità è tipico in Myanmar, ma in questi giorni si sta facendo sempre più forte. È la prima protesta notturna. Yangon conta oltre 7 milioni di abitanti la situazione si fa pericolosa.

Proprio in questi minuti alcuni testimoni parlano di una cinquantina di arresti, ma essendo internet bloccato, è difficile trovare ulteriori riscontri.

In giornata viene perquisito l’ufficio di Myanmar now, nota agenzia di informazione indipendente, rubati i computer. Vengono ritirate le licenze a 5 testate giornalistiche: Myanmar Now, Mizzima, DVB, 7Day e Khit Thit. D’ra in poi non potranno più divolgare notizie, almeno ufficialmente.

Nel momento in cui scriviamo Myanmar Now sta continuando ad operare, contravvenendo la decisione del regime.

Il Tatmadaw tra ieri oggi ha occupato diverse scuole ed ospedali in tutto il Paese. Si tratta di azioni di guerra terroristica.

A Yangon Il regime chiude Free Funeral Service. Viene sequestrato il denaro derivante dalle donazioni. Free Funeral è un servizio rivolto ai più poveri fondato dal celebre attore U Kyaw Thu.

L’ambasciatore birmano in UK Kyaw Zwar Minn chiede il rilascio di Aung San Suu Kyi al proprio governo.

Lo stato del Mizoram (India) e la Thailandia nel frattempo si dicono pronte ad accogliere eventuali rifugiati.


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