Oggi è un giorno davvero duro per tutto il Paese. Le vittime sono 38 secondo le Nazioni Unite, ma è probabile che siano di più.

A North Okkalapa, municipalità di Yangon, gli scontri più violenti, che sembra abbiano ripreso poco fa in tarda serata, interrompendo i funerali delle vittime di stamattina.

Particolare: la maggior parte delle vittime sono in città il cui nome inizia per “M”. Mandalay, Monywa (città che si nei giorni scorsi si è autoproclamata libera), Magway, Myingyan (un ragazzo di 14 anni) e Myaw Okkalapa (North Okkalapa). Secondo molti si tratta di una scelta dettata dalla superstizione del generale Min Aung Hlaing, per cui l’iniziale del proprio nome porterebbe fortuna. Sembrerà assurdo, ma per chi ha letto il post di ieri, non lo è.

Oggi per noi è difficile parlare. Questo continuo stato di terrore sta consumando tutti i birmani. Di giorno le manifestazioni pacifiche diventano massacro, la sera le notizie che troviamo sui social sono terribili, di notte si temono incursioni ed arresti da parte della polizia. Molti ragazzi dormono fuori casa, spesso nei monasteri per evitare di essere arrestati. I reporter non possono più entrare nel Paese, e molti di quelli già presenti sono stati arrestati o comunque perseguitati. I manifestanti si stanno quindi trasformando in reporter di guerra improvvisati.

Lasciamo le immagini parlare. (attenzione, immagini molto forti)

Ma Kyal Sin (“Angel”, a cui abbiamo dedicato il blog di oggi) con il padre

(attenzione: immagini forti)

Dei volontari medici vengono pestati dalla Polizia, uno di loro è morto a seguito delle violenze subite

La polizia trascina una vittima a Monywa

Una vera e propria esecuzione

Nel frattempo il vice ambasciatore birmano alle Nazione Unite U Tin Maung Naing rassegna le dimissioni dopo che il governo militare l’aveva promosso ad ambasciatore per sostituire U Kyaw Moe Tun, licenziato dopo lo storico e commovente discorso alle Nazioni Unite della scorsa settimana.


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